13 ottobre 1914: i tumulti di Collepasso

Collepasso, paese di 7 anni e composto da 2700 anime, diventa clamorosamente oggetto di spaventose rivolte, sfociate in una sorta di guerriglia urbana tra fazioni politiche.

Facciamo un passo indietro: le elezioni amministrative del 28 giugno vedeva contrapposti il sindaco uscente Conte Carlo Viva del Gado (sindaco dal 1912) e lo sfidante Luigi Costa. 20 voti di differenza segnarono la vittoria dello sfidante, che riuscì a porre in Consiglio Comunale 12 consiglieri, contro i 3 della lista di don Carlo Viva. Il sindaco uscente non accettò la sconfitta e mise in atto una serie di iniziative per boicottare l’insediamento.

Già nel primo Consiglio del 14 luglio, il consigliere di minoranza Mino Cataldi sollevò delle eccezioni circa i requisiti di eleggibilità su alcuni neo-eletti, in quanto analfabeti. Il presidente Luigi Costa obiettò ed il tutto terminò con un abbandono dell’aula da parte della minoranza.

In seguito, la Prefettura annullò le deliberazioni consiliari, in quanto viziate nella forma, poichè il Consiglio doveva essere presieduto dal sindaco uscente Carlo Viva, e non dal sindaco eletto. Allora il nuovo Consiglio fu reinvestito il primo settembre.

Nel frattempo, vennero distribuiti in paese VOLANTINI STAMPATI ATTACCANTI LA PARTE VINCITRICE, per “brogli elettorali” (i votanti erano 616) e l’estate fu ancora più calda in quanto gli oppositori del Costa mescolavano minacce sia politiche sia al parroco del paese, procedendo contro il nuovo Consiglio anche in via istituzionale.

La situazione precipitò quando il Prefetto inviò 10 carabinieri in paese, che provvidero ad insediare i nuovi uffici comunali (occupati dalla vecchia giunta, restia ad andarsene) a casa di Luigi Costa. La situazione era diventata snervante all’inizio di ottobre, quando, nella festa per l’anniversario di San Francesco d’Assisi alcuni capi del partito di Viva uscirono ubriachi in paese e cominciarono a svolgere atti intimidatori contro i neo-consiglieri, a Luigi Costa innanzitutto. Ma la cosa più assurda è che gli attacchi continuarono anche dopo tale occasione.

Così arriviamo al 13 OTTOBRE.

Arrivano in piazza circa 50 soldati, per poter forzare il municipio, coattamente occupato dai vecchi amministratori (il municipio di allora è lo stabile dello studio dell’ing. Pietro Traldi, di fronte all’ottica Tiziano, ndr). Già di prima mattina alcune donne cominciano a manifestare lì vicino al municipio, ma la folla cresce spaventosamente e si raduna lì vicino circa un terzo della popolazione collepassese.

Alle ore 12, Luigi Costa, di ritorno da una trasferta di lavoro coi suoi colleghi consiglieri, si reca al municipio, dove viene scortato da una ventina di soldati e carabinieri. All’arrivo del gruppo di consiglieri, la folla comincia ad urlare e ad insultare, innegiando Carlo Viva. Allorchè la situazione precipita in maniera clamorosa con il lancio dei primi sassi, che distruggono i vetri delle finestre. I carabinieri intimano la folla ad andare a casa, facendo squillare la tromba. Ma niente. Allora INTERVENGONO I SOLDATI.

I militari cominciano a caricare con la baionetta e la folla replica col lancio di sassi e le botte dei bastoni, aggredendo i soldati che sono rimasti di guardia. Forse un tenente dei carabinieri ferisce in modo grave con la sciabola un manifestante, e cominciano ad arrivare pietre anche dai seguaci del Costa dalle terrazze delle case. La collutazione è violentissima e sanguinose: SONO UNA SESSANTINA I FERITI GRAVISSIMI, e 27 persone sono denunciate, mentre 5 di loro sono addirittura condannati a due mesi di reclusione.

In seguito, la notizia venne divulgato dai giornali, e Collepasso divenne tristemente famoso per tale guerriglia. Due giorni dopo la stragrande maggioranza della popolazione manifestò per Luigi Costa, che intanto, però, sarà rigettato dalla carica in seguito alla decisione della Corte d’Appello di Trani.

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